Il paradosso dei Nativi Ambientali




Il termine Nativi Ambientali nasce in seno a una campagna nazionale (2015) finalizzata a sensibilizzare la cittadinanza sui temi del rispetto della natura. Il focus principale è sulle generazioni future, nelle quali si spera di infondere la messa in atto di buone pratiche in un modo che divenga “istintivo” mantenere un comportamento rispettoso verso il nostro pianeta. Una naturale tendenza alla protezione del patrimonio immenso che è la terra.
Un impulso in tal senso è arrivato, nello stesso anno, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che nell’Agenda 2030, ha individuato 17 obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile, raggiungibile attraverso l’armonizzazione di tre aspetti fondamentali: la crescita economica, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente.
Chiamare in causa istituzioni e sistemi educativi è stato il passo successivo. Non solo gli organi di istruzione sono invitati a effettuare un lavoro di trasformazione dei propri ambienti e delle loro abitudini per diminuire l’impatto ambientale, ma si devono occupare di come trasmettere alle nuove generazioni informazioni sull’ambiente che sfocino in buone partiche.
Gli educatori dovrebbero essere facilitatori attraverso il cambiamento, ricorrendo a strategie pedagogiche innovative, pur di sensibilizzare gli allievi, quali agenti del cambiamento (UNESCO, 2020).
Sono stati molteplici le proposte e i tentativi a livello istituzionale - internazionale e locale - per tentare di favorire lo sviluppo di una nuova sensibilità ambientale, soprattutto nei più giovani. Nel 2014 il Ministero della Pubblica Istruzione ha promosso delle Linee Guida volte a offrire dei possibili percorsi attuabili da parte degli insegnanti, in cui «la tematica diviene strumento più che oggetto dell'azione educativa» (MIUR, 2014, 9):
Gli otto percorsi didattici proposti riguardano i seguenti temi, declinati per ordini e gradi di istruzione:

1.     Tutela delle acque e del mare (Infanzia, Primaria)
2.     Tutela della biodiversità: Flora e Fauna (Infanzia, Primaria)
3.     Alimentazione sostenibile (Infanzia, Primaria, Secondaria primo grado, Secondaria secondo grado)
4.     Gestione dei rifiuti (Infanzia, Primaria, Secondaria primo grado)
5.     Tutela della biodiversità: servizi ecosistemici (Secondaria primo grado, Secondaria secondo grado)
6.     Green economy: green jobs & green talent (Secondaria secondo grado)
7.     La città sostenibile: inquinamento, consumo di suolo e rifiuti (Secondaria secondo grado)
8.     Adattamento ai cambiamenti climatici: dissesto idrogeologico (Secondaria secondo grado 

Le premesse ci sarebbero tutte, ma alcuni aspetti ci sembrano degni di una riflessione più attenta.
Considerando che ci siamo evoluti all’interno di un contesto naturale, dovremmo essere tutti, almeno in teoria, dei nativi ambientali e dovremmo essere tutti istintivamente portati a prenderci cura di ciò che ci circonda. Di “amore per la vita” parla per la prima volta Erich Fromm (1964), a cui si deve l’introduzione del termine biofilia, intesa come la tendenza psicologica a essere attratti da ciò che è vivo e vitale. Il concetto viene ripreso e ampliato dal biologo Edward Osborne Wilson (1984; ed. italiana p.7) che, su base empirica, riscontra negli esseri umani «la tendenza innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali». Secondo questa ipotesi, esisterebbe un nucleo di regole, filogeneneticamente adattive, volte a determinare la nostra sopravvivenza nell’habitat in cui ci siamo evoluti. Necessarie alla vita, queste regole si sono consolidate per apprendimento e sembrano essere comuni a tutti gli esseri umani. Ad esempio è ipotizzabile che nell’esperienza dei primi Sapiens, fosse necessario radicare l’informazione di un possibile pericolo dovuto alla presenza di un serpente. Un eventuale morso avrebbe potuto essere letale. Probabilmente lo stesso tipo di apprendimento che porta i cerbiatti a rimanere immobili con un predatore nei paraggi. Da questo nucleo fondamentale si può partire, probabilmente, per lo sviluppo di quella che Howard Gardner (1999) ha definito Intelligenza Naturalistica, ovvero l’abilità di entrare in connessione profonda con gli altri esseri viventi e di apprezzare l’effetto di questa relazione su di noi e sull’ambiente che ci circonda.
Chiaramente queste capacità di base possono andare perse in assenza di stimoli o in seguito a un’esposizione non positiva con la natura (Louv, 2008). Quindi rischiamo di dover acquisire di nuovo qualcosa che già sappiamo, cioè dobbiamo ri-apprendere ciò che già siamo, ovvero dei nativi ambientali. Per fortuna il nostro sistema nervoso è plastico e, accanto al depauperamento per mancata esposizione allo stimolo, esiste la possibilità – meravigliosa! – di potenziare abilità e funzioni. Almeno sulla carta.
Cosa avviene, però, nel quotidiano delle nostre scuole?
Le informazioni in linea teorica sono sicuramente trasmesse e trattenute: bambini e ragazzi oggi conoscono il valore delle risorse energetiche e possiedono nozioni sulla raccolta differenziata, ma nella pratica? Spesso le classi non sono dotate neanche di un numero sufficiente di cestini per suddividere carta, plastica e rifiuti organici. Il passaggio dalla conoscenza al comportamento che ne consegue non sembra, quindi, essere immediato e tangibile, in barba a uno dei meccanismi più potenti che abbiamo a disposizione nell'apprendimento, ossia la capacità di imitazione. Insegnare che un certo comportamento ha ricadute positive per il pianeta sembra essere qualcosa di distante e, per gli adulti, più legato al desiderio di evitare conseguenze - come delle multe ad esempio - piuttosto che a un vero interesse per la natura stessa.
Sembrano essere poche le offerte formative in ambito istituzionale, in cui si tiene conto che per modificare il mio comportamento, devo essere molto motivato e in genere, nell'ambito dell'ambiente, viene ignorato uno degli ingredienti fondamentali per determinare comportamenti volti al prendersi cura di ciò che mi circonda: amare la natura è essenziale per attivare il desiderio di tutelarla. Portare bambini, adolescenti e adulti in immersione ambientale, sembra la strada maestra per far scaturire quei comportamenti automatici auspicati dalla campagna pubblicitaria del governo: dei nativi ambientali possono essere formati – o meglio ritrovati – solo attraverso esperienze ripetute in ambienti naturali. Al momento le occasioni di contatto rimangono legate all'iniziativa dei genitori per quanto riguarda bambini e  adolescenti o al desiderio di chi già è amante della natura di creare per se stesso momenti di immersione in aree naturali. 
Iniziativa personale significa che non riguarda tutti, ma contempla coloro che mostrano sensibilità verso il tema. E per gli altri? Forse occorrono tentativi per potenziare la sensazione di appartenenza, rispetto e tutela.


 
Fromm E., The Heart of Man: Its Genius for Good and Evil, Harper & Row Publishers, New York -Evanston - London, 1964.
Gardner, Intelligence Reframed. Multiple intelligences for the 21st century, New York, Basic Books, 1999.
Louv R., Last Child in the Woods: Saving our Children from Nature Deficit Disorder, Chapel Hill, Algonquin Books of Chapel Hill, 2008.
MASE, Campagna di comunicazione nativi ambientali, Campagna di comunicazione "Nativi Ambientali" | Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (mase.gov.it) (ultimo aggiornamento 18/07/2022)
MIUR, Linee guida educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile, 2014, Microsoft Word - LINEE_GUIDA EES_bozza_07_febbraio_2015 (mase.gov.it).
ONU, Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, 2015, A/RES/70/1 (unric.org).
UNESCO, Education for Sustainable Development: A Roadmap, 2020, Education for sustainable development: a roadmap - UNESCO Digital Library.
Wilson E.O. (1984), Biofilia. Il nostro legame con la natura, Piano B Edizioni, Prato, 2021.
 
ORME ANTICHE
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